Probabilmente il primo sito di ultrafinanza (o di finanza da ultramaratona) della storia, dove le mie due passioni si incontrano in una esplosione di sentimenti squisitamente umani poi applicati alla razionalità dei prodotti finanziari, con un tocco di ironia e senza mai perdere di vista la serietà degli argomenti trattati. Come investitore professionale non sono alla ricerca del profitto, ma della qualità nel profitto: che deve essere socialmente ed ambientalmente sostenibile. La mia è una, letteralmente, costante corsa contro il tempo e ogni passo compiuto in montagna avvicina la mia strategia a quella perfezione emotiva nella gestione del portafoglio che soltanto una via "Naturale" degli investimenti può regalare.

venerdì 14 febbraio 2025

Investimenti in Crowdfunding in Italia: Morti che Camminano?


Guardate bene questa immagine: un morto che risorge dalla terra, un'ombra del passato che si trascina senza una vera direzione. Vi sembra una scena da film horror? In realtà, rappresenta perfettamente lo stato attuale degli investimenti nel crowdfunding in Italia. 

Oggi, chiunque abbia investito nel crowd si trova di fronte a una realtà inquietante: il settore è un morto che cammina. Il futuro è incerto, se non addirittura disastroso. Perché siamo arrivati a questo punto? Come è possibile aver distrutto il futuro di un settore che la "pandemia" aveva lanciato?

Ve li ricordate i tempi dei lockdown? la gente chiusa in casa, i primi tentativi modesti di "lavoro agile" e un sacco di tempo per litigare in appartamenti troppo stretti e saturi dei profumi della torta quotidiana (per i furbi che avevano fatto scorta di lievito in bustina) ma anche di sentimenti contrastanti generati da una forzata convivenza, forse per molti deleteria. Fu l'anno dell'esplosione degli investimenti "alternativi", per alcuni (i più) una vera e autentica disgrazia, per altri (i soliti ignoti) una manna dal cielo.

Famosi i crack dei vari "scam-scam-scam" o apparenti tali: Grupeer, Wisefund, TFG Crowd, Iban Wallet, Lendy, Kuetzal, Rendity, Agrikaab, alcuni talmente palesi da risultare offensivi dell'intelligenza umana. Quale però viene da chiedersi? Forse il crowd non è altro che il gregge da aggredire, alla Lehman and Brothers per capirci.



Che sia lending o equity, immobiliare, startup o qualunque altro argomento poco importa. La realtà è triste e desolante come quella del cimitero sopra rappresentato e tutte le tabelle e i trend del momento non mi faranno MAI PIU cambiare idea. Non voglio offendere nessuno ma smettete di mandarmi pitch desk su Linkedln perché non ne leggerò più: ci sono idee fantastiche e persone meravigliose li fuori, ma il campo minato nel quale vi muovete è troppo esteso e soprattutto ben fornito.

1. Nessuna tutela per gli investitori
In Italia manca completamente una regolamentazione chiara ed efficace che protegga chi decide di investire nel crowdfunding. Chi si avventura in questo settore si ritrova spesso solo, senza garanzie e senza strumenti per difendere il proprio capitale. L'unica certezza quella che compilando il questionario di appropriatezza o di comprensione del rischio finanziario un giorno qualcuno accerterà che:

- è tutta colpa tua

- non capisci una mazza di investimenti

- sei un pollo da spennare

- hai investito, ma se giocavi al casinò online ti saresti divertito di più (magari al strip poker) forse avresti salvaguardato parte del capitale perché tua moglie ti avrebbe senz'altro "sgamato" in tempo.

Il più delle volte rimane un gruppo social o un forum su qualche sito che basicamente hanno lo scopo di permettere agli utenti di confrontarsi. Un muro del pianto insomma, in versione digitale, che non serve a nulla e si trasforma presto in ricettacolo di qualunque sfogo, volgare su vari livelli. Col tempo, lentamente ma implacabilmente come i gruppi whatsapp della vacanza a Sharm del capodanno 2023 finiscono prima silenziati, poi dimenticati, infine chiusi.

2. Tempi biblici della giustizia
Quando qualcosa va storto, l’unica speranza è affidarsi alla giustizia. Ma in Italia i tempi della giustizia sono infiniti, e spesso la giustizia stessa non arriva mai. Recuperare un investimento andato male è quasi impossibile e i proponenti lo sanno molto bene. Meglio temporeggiare ed intanto proteggere il maltolto, facendo credere ci sia la volontà di trovare un accordo mentre "Panta rei": tutto scorre...e finisce in prescrizione, o da qualche parte sotto una tonnellata di cause simili.

3. Il declino della moralità
La società ha smesso di dare importanza a valori fondamentali come rispetto, onestà e reputazione. Sempre più spesso ci troviamo di fronte a imprenditori senza scrupoli e proponenti che badano solo al loro tornaconto o peggio con un vero e proprio progetto di inganno seriale, senza alcun riguardo per chi ha investito con fiducia. Sono lo specchio del concetto ormai dominante Mors tua Vita mea, una visione arcaica della sopravvivenza di specie ormai riproposta in chiave moderna, inutile di questi tempi vista l'oggettiva mancanza di rischio biologico, ma spiegalo tu questo agli immortali ambiziosi... 

4. La società non crede più nei valori fondamentali
Viviamo in un’epoca in cui l’apparenza conta più della sostanza, e l’etica è diventata un optional. Questo si riflette anche nel mondo degli investimenti, dove il rispetto per chi rischia il proprio denaro è quasi inesistente.

Quindi, quale futuro per il crowdfunding in Italia? Se non si interviene subito con regole chiare e una giustizia efficiente, il destino è segnato. E a quel punto, gli investitori non saranno altro che zombie che vagano in cerca di risposte che non arriveranno mai. Nel frattempo siamo invasi da strumenti torbidi e complicati di investimento, polizze e fondi "linkati" a qualunque cosa possa far tendenza: prodotti costosi che erodono inevitabilmente il rendimento finale ma che almeno non ti lasciano con un pugno di mosche in mano e la consapevolezza, accertata, di essere un pirla.

Non siamo più in lockdown ma il consumo di ansiolitici, antidepressivi e sonniferi non accenna a diminuire. Chissà perché?

Io corro ultramaratone, tutti i giorni una media di 2 ore con una continuità da far invidia all'intestino regolare e prolifico dei vegani (cosa che sono in realtà) e tornando a casa penso sempre, senza ansia, alla prossima emissione di Obbligazioni Governative al 2% annuale. Per tutto il resto, ovviamente, c'è Mastercard.

giovedì 6 febbraio 2025

Un Freddo da inverno vero e un Calore nel Cuore: Il mio Campionato Invernale IUTA

 


Ci sono giornate che si ricordano per il freddo, altre per la fatica, altre ancora per la soddisfazione. Il Campionato Invernale IUTA di 70 km del Monte Prealba, che ho concluso in 11 ore piazzandomi 9°, è stato tutto questo e molto di più!

Quando ti trovi al via di una gara in pieno inverno, con il vento gelido che ti sferza il viso, dopo aver passato la notte nel saccoapelo in auto (a proposito ho scoperto che a -4 la condensa si congela sui finestrini...ma all'interno dell'abitacolo) chiedi: “Ma chi me lo fa fare?” La risposta, per me, è chiara: Run for Cornelia. Sapere di correre per una causa che significa speranza per una bambina speciale e la sua famiglia mi ha dato il calore necessario per affrontare ogni chilometro, anche quelli più duri. 

Questa gara è stata anche il mio primo evento ufficiale come Capo Area Trail della IUTA. Non solo ho corso, ma dopo l’arrivo mi sono anche lanciato nelle premiazioni. Un’impresa nell’impresa! E, credetemi, essere stanchi morti, far buon viso a cattive sensazioni e soprattutto riuscire a collegare i pochi neuroni che ancora funzionano per distinguere il numero 1 dal 2 è un mix unico: se qualcuno ha trovato strano il mio girovagare sul palco..dia la colpa alle endorfine...

La gara in se è un esempio di “ignoranza” del trail: su e giù infiniti, pezzi di vertical e discese sull'erba ghiacciata conditi qua e là da strapiombi. Se qualcuno cercava il wild sono pienamente convinto che qui lo abbia senz'altro trovato. In pieno inverno poi...

Gli ultimi chilometri in discesa su asfalto poi sono stati per me un'autentica rivelazione: ho stabilito il mio record personale correndo a 3,40 grazie a Stefano Delbarba, autentico campione locale. Il mio non era correre...era precipitare in discesa cercando di non ammazzarsi. Dopo 68 km di montagna, con le gambe che sembravano di legno, lui mi ha spronato a spingere come un folle. Non so come abbia fatto, ma quel tratto è stato una scarica di adrenalina pura: velocità, concentrazione e un pizzico di follia, e a 50 anni passati per entrambi...beata gioventù.

Un enorme ringraziamento va al Bione Trailers Team, che ha organizzato una gara impeccabile nonostante le temperature polari. E che dire dei volontari? Siete gli eroi non celebrati di ogni evento: senza di voi, le gare semplicemente non esisterebbero.

Un grazie speciale anche agli altri atleti, che hanno sopportato le mie chiacchiere per gran parte del percorso. So che parlare a ruota libera mentre si arranca su una salita non è per tutti, ma è la mia strategia per dimenticare la fatica e far pubblicità alla IUTA...

Questa esperienza mi ha nuovamente confermato una cosa fondamentale: anche quando il corpo urla “basta!”, il cuore trova sempre un motivo per andare avanti. Correre per Run for Cornelia, stabilire un record inaspettato e rappresentare la IUTA mi ha fatto sentire parte di qualcosa di grande.




giovedì 16 maggio 2024

Campagna ALL INCLUSIVE


Lo sport è universalmente riconosciuto come un potente mezzo di inclusione sociale, un'opportunità per persone di diverse età, background e abilità di unirsi, condividere esperienze e superare sfide insieme. Tuttavia, nonostante i progressi nell'ambito dell'inclusione, i portatori di handicap spesso si trovano ad affrontare barriere fisiche e sociali che limitano la loro partecipazione alle gare sportive. È essenziale valorizzare l'importanza dell'inclusione dei portatori di handicap nelle gare sportive e promuovere un ambiente che accoglie e sostiene la partecipazione di tutti.

Le associazioni che sceglieranno di aderire a questa campagna e quindi di contrassegnare le loro gare con il simbolo All Inclusive lanceranno un messaggio specifico ed allo stesso tempo chiaro:

ogni persona merita di competere e vogliamo celebrare la diversità e l'abilità di chiunque decida di mettersi “in gioco” offrendo a qualunque iscritto l'accesso alle nostre manifestazioni.

Ogni individuo, indipendentemente dalle sue capacità fisiche o cognitive, ha il diritto di partecipare pienamente e ugualmente alle gare sportive. La diversità è ciò che rende lo sport così speciale: non si tratta solo di competere per la vittoria, ma di celebrare le capacità uniche di ogni individuo e di trovare forza nella nostra diversità. Includere i portatori di handicap nelle gare sportive non solo permette loro di sperimentare la gioia della competizione, ma promuove anche la consapevolezza e l'accettazione dell'abbondanza di abilità e talenti che esistono nella nostra società.

L'Effetto Positivo dell'Inclusione nello Sport è quello di motivare ed inspirare anche le persone “normali”. L'inclusione dei portatori di handicap nelle gare sportive infatti non solo beneficia direttamente gli atleti coinvolti, ma ha anche un impatto positivo sull'intera comunità sportiva. La presenza di atleti con disabilità nelle competizioni sportive ispira e motiva gli altri a superare le proprie sfide e a perseguire i propri obiettivi con determinazione e impegno. Inoltre, l'inclusione promuove un senso di solidarietà e collaborazione tra gli atleti, creando un ambiente di sostegno e rispetto reciproco che arricchisce l'esperienza sportiva per tutti.

Una gara trail All inclusive significherà quindi un'organizzazione volta a promuovere un'infrastruttura accessibile e inclusiva che aiuti a superare le barriere, fisiche, morali e sociali anche in uno sport apparentemente difficile come quello della corsa in montagna.

Affinché l'inclusione dei portatori di handicap nelle gare sportive diventi una realtà, è fondamentale superare le barriere fisiche e logistiche che possono ostacolare la partecipazione. Ciò significa garantire l'accessibilità agli impianti sportivi e alle attrezzature, nonché fornire il supporto e le risorse necessarie agli atleti con disabilità per competere in condizioni di parità. Inoltre, è importante promuovere la sensibilizzazione e l'educazione sull'importanza dell'inclusione, affrontando gli stereotipi e le percezioni negative che possono influenzare la partecipazione degli atleti con disabilità.

L'inclusione dei portatori di handicap nelle gare sportive non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche di arricchimento e crescita per l'intera comunità sportiva. Celebrando la diversità e l'abilità di ogni individuo, possiamo creare un ambiente sportivo che accolga e sostenga la partecipazione di tutti, promuovendo valori di solidarietà, rispetto e uguaglianza. In un mondo di opportunità e sfide condivise, lo sport diventa un catalizzatore per il cambiamento positivo e per la costruzione di una società più inclusiva e compassionevole per tutti.

Questa specifica missione significherà l'inizio di un mondo di opportunità ma anche di sfide condivise per le Associazioni Sportive che ritengono questo aspetto sociale essenziale.

lunedì 29 aprile 2024

Numeri da patologia o semplice masochismo?


1.276 km, 140.000 metri dislivello accumulati per 170 ore e passa di uscite.

Nemmeno 4 mesi del mio dispositivo gps Suunto e i numeri la dicono forse lunga sulle nuove patologie che affliggono la razza umana perché, ve lo garantisco, non sono l'unico nell'ambiente delle ultramaratone di montagna ad avere questi allenamenti registrati nell'orologio...

Più Corri, Più Soffri, Più Apprezzi: Una Lezione di Vita dalle Strade della Corsa o semplice autolesionismo con un pizzico di masochismo?

Nelle frenetiche strade della vita moderna, ci ritroviamo spesso a inseguire obiettivi, prestazioni e successi, dimenticandoci di apprezzare le piccole gioie e le esperienze quotidiane che rendono la vita davvero preziosa. Ma cosa succederebbe se rallentassimo il passo e prendessimo il tempo per riflettere sulle lezioni che possiamo imparare dalle strade della corsa.

Correre è come partecipare a una maratona di resistenza televisiva, qualcosa che non ho mai fatto ma che forse avrà i suoi aspetti positivi: ci sono momenti in cui ti chiedi perché diavolo hai iniziato, ma alla fine, ti senti un vero campione, anche se hai soltanto provocato qualche lesione al tuo fondo schiena! 

Scherzi a parte attraverso le lunghe distanze e le difficoltà incontrate lungo il cammino, impariamo a superare i nostri limiti fisici e mentali, sviluppando una resilienza e una determinazione che ci accompagnano in ogni aspetto della nostra vita, sicuramente “torniamo” alla vita normale con una illuminata (e rinnovata) percezione della nostra zona di confort.

Correre è come scalare una montagna: c'è fatica, ma gli alpinisti dicono che la vista in cima ti ripaga di tutto (peccato che nelle ultramaratone io non schiodo gli occhi da quel metro e mezzo che anticipa le punte delle mie scarpe!)...  Le gambe bruciano, il respiro diventa corto, ma nonostante tutto, continuiamo a spingerci avanti. E proprio quando pensiamo di non farcela più, scopriamo una riserva di forza interiore che non sapevamo di possedere. Questa stessa lezione si applica alla vita: attraverso le sfide e i momenti difficili, impariamo ad apprezzare le piccole gioie e i semplici piaceri che la vita ha da offrire: l'acqua calda del bidet, il frigorifero pieno, la carta igienica...



Nella corsa, il ritmo è essenziale. Correre troppo veloce è come cercare di fare un selfie mentre corri: rischi di finire nel fosso oppure investito dal camion della nettezza urbana! Troppo lento e finisci per essere superato dalle lumache. Lo stesso vale per la vita: dobbiamo imparare a rallentare il passo, a respirare profondamente e ad assaporare ogni istante senza però finire fossilizzati sul divano conoscendo a memoria la programmazione di Netflix.... Correre ci insegna l'importanza di vivere nel momento presente, di apprezzare il paesaggio che ci circonda e di trovare gioia nelle piccole cose.

In conclusione, correre è molto più di una semplice attività fisica, Correre per Vivere, Vivere per Correre: è un'esperienza che ci insegna le lezioni più preziose sulla vita stessa. Quindi, la prossima volta che calzi le scarpe da corsa e esci a fare una corsetta, anche se solo di 10minuti nel parco cittadino, ricorda di portare con te non solo il tuo corpo, ma anche il tuo spirito. Perché più corri, più soffri, più apprezzi: questa è la lezione che la corsa ci insegna sulla vita. E se incontri una lumaca sulla tua strada, ricordati di farle una foto e di condividerla sui social...



giovedì 28 dicembre 2023

Storie quasi segrete di un over 50 dedito all'ultramaratona. Condensato di esperienze.

L'asino non è forse l'animale più bello del mondo?

In famiglia mi danno dell'asino, a buon diritto direi, probabilmente penserei lo stesso se non mi conoscessi.
Per i miei paesani sono "l'àsen", il musso, il somaro che si diverte a vagare nei boschi.

Un over 50 dedito, ossessionato forse, dalla corsa in montagna e che a volte si trascina per ore sui sentieri dietro casa, su e giù per le stesse valli, avanti e indietro su sentieri conosciuti a memoria, a destra e sinistra per le stesse biforcazioni, per il semplice gusto di ripercorrerle per la millesima volta, alcuni forse per la milionesima, e solo per il fatto, verrebbe da dire, “perché sono li…”

Ho usato il termine "si trascina", ma l'ho fatto di proposito. A volte, ma anche spesso sarebbe opportuno dire, nel mio caso il gesto atletico della corsa in montagna degenera in altre espressioni di questo sport, alcune evitabili, altre inevitabili:

Crisi glicemiche, di fame, di stanchezza, da dolori muscolari o articolari, da tensioni sia fisiche che psicologiche e via discorrendo. Vi è una condizione particolare, che solo chi pratica sport di endurance conosce, alla quale io ho dato una definizione specifica ma che rende l'idea: disagio. La sensazione di trovarsi fuori posto, mal collocato, spersonalizzato, inutile. Una sorta di "mal de vivre", di "spleen" con tutti travagli del caso ma privo di connotazione poetica...


Nonostante questi risvolti amo questo sport, hai due ore libere: puoi prenderti il lusso di correre (o trascinarti) per 1 ora e 57 minuti…a volte arrivo in call con ancora addosso i pantaloncini da running, i calzini sporchi e un bel calo di qualche tipo in corso….la puzza per fortuna ancora non si sente su google meeting e le crisi si possono occultare spegnendo temporaneamente il video scaricando la colpa sulla cattiva connessione.


Una volta praticavo il windsurf a livello agonistico, uno sport bellissimo ma che operativamente si potrebbe definire un infortunio logistico: nel tempo che avevo libero il vento o era troppo o troppo poco, quando era giusto veniva dalla parte sbagliata e ovviamente se ero impegnato in un appuntamento (di qualunque tipo, dal professionale al sentimentale) era statisticamente certo che sarebbe caduto nell’ora, del giorno, del mese, del decennio con le condizioni meteo marine migliori che si fossero mai viste. Ogni tentativo di rifiutare l'evidenza veniva demolito da amici e pseudo tali che invece avevano avuto la fortuna di poter navigare...e che non mancavano di fartelo notare. 

Insomma era la materializzazione della legge di Murphy, sulla tua pelle e a caro prezzo.

Quando iniziai a correre in montagna lasciai istantaneamente dietro di me tutte queste limitazioni, e quello che sarebbe dovuto essere uno sport alternativo al windsurf divenne ben presto lo sport principale e poco dopo naturalmente anche l’unico. 


Dal punto di vista economico il confronto non meriterebbe nemmeno di essere analizzato, vele, alberi, pinnette e tavole da cambiare ogni anno, più per moda che per effettivo sviluppo tecnologico o peggio per logoramento dei materiali: gli investimenti di un anno nel windsurf durano quanto una vita intera di un runner, anche se della categoria ultra e del trail di montagna. 

Nell’attesa del vento poi, o per la frustrazione di vederlo sparire troppo in fretta, si abbracciavano cattive abitudini come fumare, ubriacarsi, ingozzarsi di junk food, bestemmiare, dedicarsi agli atti vandalici, picchiarsi…altro che sport da ragazzi in forma con addominali scolpiti e capelli lunghi biondi, occhi biondi, denti biondi come il bambino ariano della Kinder degli anni ’80.


Ricordo ancora la prima impressione che ebbe mia moglie (reduce da un passato agonistico nel nuoto ad alti livelli), allora solo “morosa” come diciamo noi Veneti, quando accompagnandomi in una tappa del mondiale PWA (il mondiale della specialità slalom) in Korea mi disse: ma questi che professionisti sono? Han quasi tutti il ventre da birra e la faccia da chi mangia würstel con patatine fritte con eccessiva frequenza (e il bello è che aveva perfettamente ragione).

Anch'io, pur facendo palestra e navigando parecchio, non ero certo l'espressione della salute: pesavo 96 kg e avevo la pressione, oltre che colesterolo, alle stelle e soffrivo di attacchi di panico. 

Ora di kg ne peso 69 (gli stessi due numeri ma decisamente in un ordine più accattivante) e sono bradicardico...ma soffro come Fantozzi ancora di visioni a sfondo mistico, soprattutto durante le ultramaratone.


Mi si chiede spesso come si faccia ad “allenarsi” tutti i giorni senza stufarsi: il primo segreto è non chiamarli così. Allenamento ha un qualcosa di programmato, necessario, obbligato…io vado a correre: punto.

Odio le tabelle e forse è proprio perché la mia attività di investitore prevede pianificazione e razionalità che amo il puro istinto che la corsa regala.


A volte "in allenamento" come spiegato prima e consentite il francesismo, faccio letteralmente schifo, altre mi sento invincibile, nella media però direi che vado ad "asino" (sguardo rassegnato e leggermente vacuo con sbuffo perenne e una esagerata attenzione ai segnali che manda il mio, ormai di mezzo secolo, fisico.

Non vi è mai un giorno uguale all’altro, un momento ripetitivo, un passo identico a quello di prima. Gli stessi sassi sui sentieri dietro casa, quelli visti e rivisti milioni di volte dei quali riconosco le venature e la forma del muschio che li ricopre, soltanto in base all’inclinazione del sole e alle ombre che li esaltano, oppure alle sensazioni che sto provando in quel preciso istante,  offrono prospettive differenti: ed è qui il segreto del mio entusiasmo nella corsa e di conseguenza, mi verrebbe da dire, nella Vita.


Cercare la perfezione non ha senso se poi non riusciamo a goderci il filo d’erba più lungo della media nel praticello di casa e scappato chissà come alla spietata precisione del rasaerba. Lo stesso filo d’erba che ieri piegato dal vento si mimetizzava assieme a tutti gli altri e che oggi magari ospita una goccia di rugiada. Un "eletto" portatore di bellezza.


Correre aiuta a risolvere i problemi, a volte ne crea di nuovi, come in un rompicapo matematico cercare di trovare la soluzione ad un enigma apre la porta a centinaia di altri…per fortuna a volte un camoscio con il suo verso alieno interrompe i miei pensieri, altre volte è la sosta obbligata per un bisogno fisico oppure una zecca che subdolamente sta risalendo il polpaccio a farlo. Se la corsa di lunga distanza fosse soltanto trascendenza, come sostiene qualcuno, saremmo punto a capo: identificabili come insieme coeso, prevedibile.

Non è il mio caso.


Ci sono poi le competizioni, un sano momento di sfida e di ricerca del gesto agonistico, spesso un confronto con atleti di venti, anche trent’anni più giovani. Nessun rimpianto, anzi, ogni volta un’occasione per vantarsi forse del fatto che da over 50 sono ancora li, a giocarmela con ragazzi che tranquillamente hanno l’età delle mie figlie più grandi e che io come vecchio asino sono ora probabilmente più in forma di quando era un giovane puledro.


Siamo a fine anno, tempo di chiudere la cartella riferita alla denuncia dei redditi del periodo fiscale in corso e ovviamente di bilanci anche dal punto di vista sportivo:

Nei 2023 ho corso 11 gare di montagna  tra i 43 e i 120km con dislivelli accumulati tra 3200 e 9000 metri+ ciascuna, vinto 3 titoli italiani IUTA della mia categoria, migliorato il mio punteggio percentuale ITRA che mi posiziona ora nel 1,3% dei corridori trail nel mondo, vinto il circuito ultra Grandprix italiano. Durante le mie uscite quotidiane avrò accumulato tranquillamente più di 3.000km e chissà quanto dislivello...insomma tutta Italia nella sua lunghezza (montagne comprese) e un paio di volte almeno (e solo quest'anno).


Meri risultati che contano veramente poco, perché sono naturale conseguenza del fatto che non mi alleno per gareggiare ma gareggio perché alla fine mi sento allenato. Il risultato, come nella regola commutativa dell'addizione, non cambia, ma è forse l'attitudine a farlo.


Atleticamente, anche se sembra impossibile vista la mia età, sto migliorando: questo sia da stimolo a chi, magari a 40 anni o peggio 30 pensa sia troppo tardi per rimettersi in gioco, nello sport, nel lavoro, ma anche nella Vita di tutti i giorni. Abbiamo tutti lo stesso potenziale: un paio di gambe, un cervello, un cuore e uno sfintere e non vedo perché si possa pensare che quelli degli altri siano diversi dai nostri e funzionino meglio. Forse è soltanto la forza di volontà a fare la differenza, ma quella la si acquisisce con il sudore della fronte, la resilienza, la flessibilità e anche un pizzico di ignoranza mescolata a della sana ironia. 


Nonostante tutto questo impegno apparente, ho continuato comunque a fare il padre e il marito, seguito il mio lavoro, gestito la mia proprietà, dato da mangiare al cane e lasciato il bagno di casa pulito dopo averlo magari malamente usato (ho solo figlie femmine sensibili al tema) ma soprattutto non ho mai perso entusiasmo per questo dono prezioso che è la Vita in famiglia.


Quando arriva sera e il buio prende il posto della luce penso che l'ennesimo giorno è finito e che in fondo, chissà come, avrei comunque potuto far qualcosa di più...ma che per fortuna il domani è già alle porte e riuscirò senz'altro a recuperare....    L'asino, quando chiude gli occhi del resto, a cosa anelerà mai?


lunedì 4 dicembre 2023

Caro Babbo Natale: Sotto l'albero vorrei (avrei voluto avere) come regalo un rendimento decente.

Babbo Natale ci (aveva) anticipato dei rendimenti certi e noi li abbiamo rifiutati. Vuoi il pacco o la busta? La busta.

Inutile tergiversare, questa è una certezza che, come sempre avviene sui mercati finanziari, si manifesterà ai più troppo tardi.

Erano confezionati in una bella carta colorata e decorati da un bel nastro, ma non erano accompagnati dalle istruzioni per l'uso...inutile tergiversare, questa è una certezza che, come sempre avviene sui mercati finanziari, si manifesterà chiaramente troppo tardi.

Il momento è propizio anche a delle riflessioni: come la narrativa possa distorcere le percezioni. Siamo stati veramente così sicuri che si sarebbero avverate previsioni eccessivamente pessimistiche oppure come animali abbiamo soltanto seguito l'istinto atavico di non agire solo perché i nostri simili facevano lo stesso? Trovo bizzarro, leggendo articoli che mi sono personalmente conservato, come il problema del secolo (forse del millennio) sarebbe stato per privati ma anche fondi, assicurazioni e banche la ricerca spasmodica del rendimento, in un mondo condannato per l’eternità ai tassi zero. 

Nacquero così i Bond perpetui al 1%, quelli legati all’inflazione, fondi a scadenza con capitale protetto che, considerate le provvigioni, ora rendono il - (meno) qualcosa, piani alternativi pensionistici dalle performance alla luce dei fatti vergognose al limite dell’osceno, prodotti derivati astrusi e complicati legati a condizioni if/then talmente confuse da lasciare basiti e poi, ovviamente, gli indebitamenti a tasso variabile per investire sull'immobiliare (tanto gli Euribor non saliranno mai più).

Ora che questa, nemmeno a dirlo, previsione (che era una certezza?) si è sciolta come neve al sole tutti a gridare al demone del....rendimento….(e del tasso Euribor della cattiva BCE).

Siamo sicuri di essere razionali? A prescindere dai motivi che ci hanno spinto in questa situazione, alcuni talmente ovvi che nemmeno meritano di essere citati, tutti diretta conseguenza dell'incapacità, della miopia oppure dell'interesse in evidente conflitto di alcuni nostri "rappresentanti" viene da chiedersi se l'ennesimo cigno nero, sicuramente grigio (ma per alcuni bianco immacolato), non visto arrivare sia la dimostrazione dell'inutilità delle previsioni.



Complici errori madornali in campo geopolitico e un clima di (lecito) rilassamento psicologico post-pandemico siamo stati trascinati in una spirale di prezzi al rialzo che era difficilmente ipotizzabile, perlomeno utilizzando i soliti e banali modelli previsionali. 

Il nocciolo della questione è tutto qui:

Dimentichiamo troppo spesso che è lil consumatore medio a “far l’economia” e difficilmente il contrario, inoltre soprassediamo sul fatto che l’essere umano è per sua natura, irrazionale e imprevedibile, e che quindi arrivare a pagare in piena pandemia uno spritz con patatine del discount 7 euro, da mangiare con l’alza e riabbassa della mascherina per poi, qualche mese più tardi, far la fila ore per un panino spazzatura di una nota catena di fastfood e apparentemente (altre motivazioni io veramente non ne trovo) solo perché è a “sconto” sia del tutto normale.

In quanto a irrazionalità ne abbiamo viste (e ne vedremo) di tutti i colori.

Per questo spesso sorrido quando leggo proiezioni a due, cinque, dieci anni su tassi di interesse, spese famigliari, propensioni al risparmio di quella o questa categoria, in quella o questa zona del mondo. Tutte variabili che sono…variabili appunto, ma che condizionano in modo drastico e inesorabile il risultato finale.

Bisognerebbe riscrivere le regole, perché diciamoci la verità: la professione dell’analista finanziario/economico è inutile. Senz’altro, passatemi il termine, fica però superflua.

Non me ne vogliano i degni rappresentanti della stessa.

D’altronde, il concetto stesso atavico di inutilità umana trova applicazione nelle esistenze di coloro che hanno come unica certezza, mascherata da obiettivo a lungo termine, l’accumulo di potere e ricchezza fine a se stessa. 

La saggezza paesana ci ricorda attraverso innumerevoli detti che (e questa si è una certezza, forse l’unica che dovremo tenere bene in considerazione) ad un certo punto, volenti o nolenti lasceremo tutto “indietro” per presentarci nudi davanti al destino…

Magari con una valigia di bond dai rendimenti assurdi.



martedì 5 settembre 2023

Libero arbritrio e facoltà di critica.

Questi sono i miei piedi dopo 24ore 130km e 16.000 metri di dislivello accumulato in una Ultratrail. Un'immagine che forse colpirà gli animi più sensibili ma che rende l'idea.

Chi me lo ordina, cosa mi spinge, ma soprattutto che senso ha.

Niente e nessuno: facile. 

D’altronde nessun senso ha anche fumare per ridursi i polmoni come caldaie a carbone del secolo passato o bere alcolici e cristallizzare il fegato come un pezzo di granito Dolomitico, oppure intasare arterie e coronarie con residui tossici del cibo spazzatura. 

Lo si fa e basta, con l’unica differenza che le unghie nere e le vesciche si vedono, mentre fegato polmoni e colesterolo no.

Ci tengo a precisare che non sono lo stereotipo salutista ossessionato dagli sport estremi e dall'alimentazione che parte con la predica.

No.

Sono un amante del libero arbitrio, questo si, e per "deformazione professionale" in forma estrema: Il fumatore, l’alcolizzato, il drogato, l’uomo “normale” che sceglie cattivi stili di vita sa che un giorno potrebbe aver bisogno di visite mediche e cure ospedaliere, una parte probabilmente a carico della comunità, e che le sue abitudini potrebbero magari ledere interessi altrui, chissà forse esser viste come un estremo atto di egoismo.

Però è un diritto. Ed è giusto sia così.


La settimana scorsa è morto un ragazzo di soli 28anni correndo una corsa in montagna. Nemmeno una delle più dure, anzi chi è dell’ambiente sa che una trail di 45km è per chi pratica questo sport quasi la normalità. Non si può nemmeno, dal punto di vista tecnico, definirla una ultra.

I “giornalisti” no.

Arrogandosi diritti mai acquisiti, hanno dato sfoggio di una tal patetica mancanza di sensibilità verso la disgrazia accaduta da rasentare il crimine. Immediato il collegamento con un'altra tragedia accorsa, nella stessa gara, 4 anni fa, dove una ragazza perse la vita colpita da un fulmine.

Se non giuridico, il crimine commesso da questi giornalisti è perlomeno etico, senz’altro umano.

Un’accozzaglia di articoli privi di qualsiasi soggettiva analisi, un copia incolla vomitevole, inumano, con dati e affermazioni inesatte, spesso stupide e scritte male. Articoli che nemmeno la più meccanica e fredda Chatgpt sarebbe in grado di scrivere.

I cervelli di questi “giornalisti”  sono riusciti a secernere, come bubboni infetti, il prodotto dell’infezione che ormai da qualche anno colpisce tutti i media.

Termini come: la levataccia (elemento di rischio cardiovascolare apparentemente) il caldo opprimente (domenica il tempo era cambiato e addirittura rinfrescato, per non parlare delle migliaia di competizioni svolte in estate che sfatano la credenza che sia il caldo ad uccidere sistematicamente) l’inumano sforzo (altra unità di misura inventata per l’occasione, visto che ultramaratone di 100 anche 200km con migliaia, ripeto migliaia di iscritti vengono regolarmente svolte ogni fine settimana in Italia); tutti termini utilizzati per un fine preciso e condito da una diagnosi, immediata, scontata, ovvia....ma inventata: infarto del miocardio per esaurimento fisico.

Diagnosi poi smentita dall’autopsia di questi giorni tra l’altro e senza che nessuna redazione abbia fatto, a tutt'oggi, una smentita di qualche sorta.

Perché non chiamarlo suicidio a questo punto?

A quando l’imbecille che proporrà magari di limitare queste attività perché “pericolose”? Un anno la Natura e ora l'ipotetico "infarto": senz'altro sarà compito di qualche mente eccelsa mediare il rischio per l'intera comunità.

Visto che ci siamo perché non vietare l'uscita di casa dalle 14 alle 16 con più di 35 gradi, dalle 22 alle 06 con meno di 5, la mattina se con traffico sopra una certa soglia, in montagna per evitare zecche, lupi e orsi? Ho l’impressione che l’accaduto nei tristi e bui anni 2020/2022 abbia letteralmente rattrappito l'intelligenza umana devastando il concetto di flessibilità della specie. 

#stiamoacasa?

Sono l’unico nel volersi ribellare a questo scempio etico? Non una parola di conforto, di condoglianze, di Pietà Cristiana. Come se la persona vittima di questa tragica fatalità non fosse più nemmeno un essere umano, con famiglia, parenti amici. Un oggetto inanimato utile ad attrarre qualche click, mera merce di scambio.

Superficialità mediatica all’ennesima potenza, ma ormai è solo vomito.


Finitela con i vostri pop-up che mi chiedono di sottoscrivere l'abbonamento: il disservizio e la disinformazione che ormai sistematicamente e quotidianamente svolgete è si l’espressione di un disagio esistenziale: ma soltanto
vostro.