Probabilmente il primo sito di ultrafinanza (o di finanza da ultramaratona) della storia, dove le mie due passioni si incontrano in una esplosione di sentimenti squisitamente umani poi applicati alla razionalità dei prodotti finanziari, con un tocco di ironia e senza mai perdere di vista la serietà degli argomenti trattati. Come investitore professionale non sono alla ricerca del profitto, ma della qualità nel profitto: che deve essere socialmente ed ambientalmente sostenibile. La mia è una, letteralmente, costante corsa contro il tempo e ogni passo compiuto in montagna avvicina la mia strategia a quella perfezione emotiva nella gestione del portafoglio che soltanto una via "Naturale" degli investimenti può regalare.

venerdì 14 febbraio 2025

Investimenti in Crowdfunding in Italia: Morti che Camminano?


Guardate bene questa immagine: un morto che risorge dalla terra, un'ombra del passato che si trascina senza una vera direzione. Vi sembra una scena da film horror? In realtà, rappresenta perfettamente lo stato attuale degli investimenti nel crowdfunding in Italia. 

Oggi, chiunque abbia investito nel crowd si trova di fronte a una realtà inquietante: il settore è un morto che cammina. Il futuro è incerto, se non addirittura disastroso. Perché siamo arrivati a questo punto? Come è possibile aver distrutto il futuro di un settore che la "pandemia" aveva lanciato?

Ve li ricordate i tempi dei lockdown? la gente chiusa in casa, i primi tentativi modesti di "lavoro agile" e un sacco di tempo per litigare in appartamenti troppo stretti e saturi dei profumi della torta quotidiana (per i furbi che avevano fatto scorta di lievito in bustina) ma anche di sentimenti contrastanti generati da una forzata convivenza, forse per molti deleteria. Fu l'anno dell'esplosione degli investimenti "alternativi", per alcuni (i più) una vera e autentica disgrazia, per altri (i soliti ignoti) una manna dal cielo.

Famosi i crack dei vari "scam-scam-scam" o apparenti tali: Grupeer, Wisefund, TFG Crowd, Iban Wallet, Lendy, Kuetzal, Rendity, Agrikaab, alcuni talmente palesi da risultare offensivi dell'intelligenza umana. Quale però viene da chiedersi? Forse il crowd non è altro che il gregge da aggredire, alla Lehman and Brothers per capirci.



Che sia lending o equity, immobiliare, startup o qualunque altro argomento poco importa. La realtà è triste e desolante come quella del cimitero sopra rappresentato e tutte le tabelle e i trend del momento non mi faranno MAI PIU cambiare idea. Non voglio offendere nessuno ma smettete di mandarmi pitch desk su Linkedln perché non ne leggerò più: ci sono idee fantastiche e persone meravigliose li fuori, ma il campo minato nel quale vi muovete è troppo esteso e soprattutto ben fornito.

1. Nessuna tutela per gli investitori
In Italia manca completamente una regolamentazione chiara ed efficace che protegga chi decide di investire nel crowdfunding. Chi si avventura in questo settore si ritrova spesso solo, senza garanzie e senza strumenti per difendere il proprio capitale. L'unica certezza quella che compilando il questionario di appropriatezza o di comprensione del rischio finanziario un giorno qualcuno accerterà che:

- è tutta colpa tua

- non capisci una mazza di investimenti

- sei un pollo da spennare

- hai investito, ma se giocavi al casinò online ti saresti divertito di più (magari al strip poker) forse avresti salvaguardato parte del capitale perché tua moglie ti avrebbe senz'altro "sgamato" in tempo.

Il più delle volte rimane un gruppo social o un forum su qualche sito che basicamente hanno lo scopo di permettere agli utenti di confrontarsi. Un muro del pianto insomma, in versione digitale, che non serve a nulla e si trasforma presto in ricettacolo di qualunque sfogo, volgare su vari livelli. Col tempo, lentamente ma implacabilmente come i gruppi whatsapp della vacanza a Sharm del capodanno 2023 finiscono prima silenziati, poi dimenticati, infine chiusi.

2. Tempi biblici della giustizia
Quando qualcosa va storto, l’unica speranza è affidarsi alla giustizia. Ma in Italia i tempi della giustizia sono infiniti, e spesso la giustizia stessa non arriva mai. Recuperare un investimento andato male è quasi impossibile e i proponenti lo sanno molto bene. Meglio temporeggiare ed intanto proteggere il maltolto, facendo credere ci sia la volontà di trovare un accordo mentre "Panta rei": tutto scorre...e finisce in prescrizione, o da qualche parte sotto una tonnellata di cause simili.

3. Il declino della moralità
La società ha smesso di dare importanza a valori fondamentali come rispetto, onestà e reputazione. Sempre più spesso ci troviamo di fronte a imprenditori senza scrupoli e proponenti che badano solo al loro tornaconto o peggio con un vero e proprio progetto di inganno seriale, senza alcun riguardo per chi ha investito con fiducia. Sono lo specchio del concetto ormai dominante Mors tua Vita mea, una visione arcaica della sopravvivenza di specie ormai riproposta in chiave moderna, inutile di questi tempi vista l'oggettiva mancanza di rischio biologico, ma spiegalo tu questo agli immortali ambiziosi... 

4. La società non crede più nei valori fondamentali
Viviamo in un’epoca in cui l’apparenza conta più della sostanza, e l’etica è diventata un optional. Questo si riflette anche nel mondo degli investimenti, dove il rispetto per chi rischia il proprio denaro è quasi inesistente.

Quindi, quale futuro per il crowdfunding in Italia? Se non si interviene subito con regole chiare e una giustizia efficiente, il destino è segnato. E a quel punto, gli investitori non saranno altro che zombie che vagano in cerca di risposte che non arriveranno mai. Nel frattempo siamo invasi da strumenti torbidi e complicati di investimento, polizze e fondi "linkati" a qualunque cosa possa far tendenza: prodotti costosi che erodono inevitabilmente il rendimento finale ma che almeno non ti lasciano con un pugno di mosche in mano e la consapevolezza, accertata, di essere un pirla.

Non siamo più in lockdown ma il consumo di ansiolitici, antidepressivi e sonniferi non accenna a diminuire. Chissà perché?

Io corro ultramaratone, tutti i giorni una media di 2 ore con una continuità da far invidia all'intestino regolare e prolifico dei vegani (cosa che sono in realtà) e tornando a casa penso sempre, senza ansia, alla prossima emissione di Obbligazioni Governative al 2% annuale. Per tutto il resto, ovviamente, c'è Mastercard.

giovedì 6 febbraio 2025

Un Freddo da inverno vero e un Calore nel Cuore: Il mio Campionato Invernale IUTA

 


Ci sono giornate che si ricordano per il freddo, altre per la fatica, altre ancora per la soddisfazione. Il Campionato Invernale IUTA di 70 km del Monte Prealba, che ho concluso in 11 ore piazzandomi 9°, è stato tutto questo e molto di più!

Quando ti trovi al via di una gara in pieno inverno, con il vento gelido che ti sferza il viso, dopo aver passato la notte nel saccoapelo in auto (a proposito ho scoperto che a -4 la condensa si congela sui finestrini...ma all'interno dell'abitacolo) chiedi: “Ma chi me lo fa fare?” La risposta, per me, è chiara: Run for Cornelia. Sapere di correre per una causa che significa speranza per una bambina speciale e la sua famiglia mi ha dato il calore necessario per affrontare ogni chilometro, anche quelli più duri. 

Questa gara è stata anche il mio primo evento ufficiale come Capo Area Trail della IUTA. Non solo ho corso, ma dopo l’arrivo mi sono anche lanciato nelle premiazioni. Un’impresa nell’impresa! E, credetemi, essere stanchi morti, far buon viso a cattive sensazioni e soprattutto riuscire a collegare i pochi neuroni che ancora funzionano per distinguere il numero 1 dal 2 è un mix unico: se qualcuno ha trovato strano il mio girovagare sul palco..dia la colpa alle endorfine...

La gara in se è un esempio di “ignoranza” del trail: su e giù infiniti, pezzi di vertical e discese sull'erba ghiacciata conditi qua e là da strapiombi. Se qualcuno cercava il wild sono pienamente convinto che qui lo abbia senz'altro trovato. In pieno inverno poi...

Gli ultimi chilometri in discesa su asfalto poi sono stati per me un'autentica rivelazione: ho stabilito il mio record personale correndo a 3,40 grazie a Stefano Delbarba, autentico campione locale. Il mio non era correre...era precipitare in discesa cercando di non ammazzarsi. Dopo 68 km di montagna, con le gambe che sembravano di legno, lui mi ha spronato a spingere come un folle. Non so come abbia fatto, ma quel tratto è stato una scarica di adrenalina pura: velocità, concentrazione e un pizzico di follia, e a 50 anni passati per entrambi...beata gioventù.

Un enorme ringraziamento va al Bione Trailers Team, che ha organizzato una gara impeccabile nonostante le temperature polari. E che dire dei volontari? Siete gli eroi non celebrati di ogni evento: senza di voi, le gare semplicemente non esisterebbero.

Un grazie speciale anche agli altri atleti, che hanno sopportato le mie chiacchiere per gran parte del percorso. So che parlare a ruota libera mentre si arranca su una salita non è per tutti, ma è la mia strategia per dimenticare la fatica e far pubblicità alla IUTA...

Questa esperienza mi ha nuovamente confermato una cosa fondamentale: anche quando il corpo urla “basta!”, il cuore trova sempre un motivo per andare avanti. Correre per Run for Cornelia, stabilire un record inaspettato e rappresentare la IUTA mi ha fatto sentire parte di qualcosa di grande.